Io, cittadino al di sotto di ogni sospetto

Oggi vado dal mio medico di base per farmi fare un certificato di idoneità alla pratica sportiva. Ho trovato una piccola palestra vicino all’ufficio e mi sono deciso a fare un po’ di sport, in pausa pranzo. Ora, suppongo che un medico dovrebbe solo congratularsi e incoraggiarmi su questa strada, invece lui commenta con un sorrisetto: “Ah, ma lei ha molto tempo da perdere!“. Non pensavo che curare la propria efficienza fisica fosse tempo perso, né che un paio d’ore alla settimana fossero ‘molto tempo’… Anche a occhio si vede che ho il fisico tipico di un sedentario. Devo avere un grosso punto interrogativo sulla testa (??!) come nei fumetti, alchè il cerusico con aria ammicante mi fa: “Io lo so che lavoro fa“. Mbè? Conosce me e la mia famiglia da trent’anni, non spaccio droga e non traffico armi, quindi non vedo perché dovrei nascondere ciò che faccio; ma ho già capito dove si va a parare: sono uno statale, il pària del 2000.
Una volta c’erano i pogrom, il potere si perpetuava scatenando l’indignazione della plebe su qualche minoranza. Oggi che non è più politically correct parlare di negri, froci e giudei, a far da parafulmine restano solo gli impiegati pubblici, parassiti e fannulloni per definizione. E’ come essere una pubblica sputacchiera a disposizione di chiunque voglia vomitarci i suoi cattivi umori.
L’allievo di Esculapio continua: “Mi piacerebbe proprio fare a cambio con lei“. Da interrogativa la mia espressione diventa sardonica: prego si accomodi, replico. Non sono l’Ambasciatore alle Maldive, dirigo un casino di ufficio giudiziario con un centinaio di dipendenti, un budget sempre più risicato, e sempre più problemi, nel Ministero più povero e malpagato del comparto, l’idea che qualcuno voglia prendersi ‘sta rogna mi fa solo sorridere. Quanto all’impiego del mio tempo libero, quest’anno le mie ferie le ho passate a lavorare: tre settimane in Africa, in un progetto di cooperazione allo sviluppo. Niente male per un fannullone.
E poi, proprio il mio medico di base potrebbe testimoniare quanto poco corrispondo allo stereotipo dello statale assenteista, visto che è da cinque anni che non gli chiedo un certificato medico. Retromarcia, “io non parlo di lei, ma lavoro alla ASL, la mattina, lo vedo quello che succede“. Boh, che succede? La ASL è sanità, ed è regionale, io lavoro nel campo della Giustizia e per lo Stato: che c’entro? Vi immaginate il direttore della Feltrinelli che subisce reclami per disservizi alla Conad, solo perchè anche lui è un ‘privato’?
La mia responsabilità individuale si annega e si amplifica in quella collettiva, non sono più Io, sono un ‘voi’.
Io sono ‘pubblico’ e adesso va di moda sparare sul pubblico. C’è anche il fuoco amico: l’anno scorso, avendo preso quattro-giorni-quattro di ferie estive, il marito di mia cugina esordì: “Ah, ho sbagliato tutto, dovevo fare il tuo lavoro“. Evidentemente mi sono perso qualcosa: è stato riformato il diritto del lavoro e adesso i dipendenti privati non fanno più ferie? È stata ripristinata la schiavitù?
Eh, sì, gli italiani ce l’hanno col pubblico, poi quando scoprono che il privato costa, come nel recente referendum con l’acqua, si riscoprono tutti un’anima socialista. Che poi, attenzione: il  polemco segaossa lavora alla ASL, il nostro rapporto è mediato dal SSN (e infatti se fossi un ‘cliente’, oltreché un ‘paziente’ si guarderebbe bene dall’offendermi), ma non gli verrà mai in mente di essere ‘pubblico’ anche lui. Come commentava Cossiga, “Italiani sono sempre gli altri”…
Così un mio (ex) amico, che appena vinto il concorso da notaio, si lasciò andare a un violento attacco verbale agli statali parassiti, “dovete da lavorà se volete magnà“… gli feci notare che: 1) era vincitore di concorso pubblico (come me); 2) era un pubblico ufficiale (come me); e che quando il notariato si fosse trovato a dover fronteggiare la concorrenza cinese allora le sue arie da imprenditore di sé stesso sarebbero state giustificate.
Del resto i giornali che più hanno sparato in questi anni sugli statali sono quelli che vivono di contributi pubblici: sputare nel piatto dove si mangia è così tipicamente italiano…
Intanto il fustigatore dei costumi continua di bestialità in bestialità: ironizza sul fatto che è stato ritirato il contributo di solidarietà (per gli stipendi oltre i 90.000€, ahimè, anche qui, che c’entro?) e sulle molte gravidanze delle impiegate pubbliche, ‘come quella che per non farsi arrestare si faceva mettere incinta ogni anno‘… cioè Sophia Loren in “ieri oggi e domani”…
Boh, ma adesso basta. Questo martire del lavoro riceve due ore al giorno, per tutto il nostro rapporto mi ha firmato solo qualche ricetta di medicine o analisi, non ha saputo curarmi un malanno che sia uno, e del mio corpo ha visto nudo appena il polso (quando vivevo in Svizzera fui commosso dal mio medico della mutua che volle prima di tutto pesarmi e misurare la mia altezza: non mi capitava dall’epoca del pediatra).
Questo lavoratore pubblico così dissociato da non rendersi conto di esserlo, nulla ha da ridire quando il Servizio Sanitario Nazionale, tramite le Aziende Sanitarie Locali, gli liquida fior di soldini (pubblici, ovviamente) solo per il fatto di avere tra le sue liste alcune centinaia di pazienti – me compreso – molti dei quali, fortunatamente, non hanno bisogno di alcun servizio particolare e magari si manifestano 1 o 2 volte l’anno per un certificato…
Il mentore della mia salute fuma come un turco, lo studio dove mi riceve è inondato di fumo, lui tossicchia in continuazione: mai come in questo caso vale il detto “medico cura te stesso”.
Così io cambio medico e il mio lo mando a cagare. E con lui qualche decina di milioni di italiani che hanno preso sul serio Brunetta&Ichino:  quelli che ‘il problema’ non sono mai loro ma sempre qualcun altro, che alzano la voce solo quando vengono toccati i loro interessi più immediati, e gongolano quando invece tocca ad altre categorie, che non vogliono pagare le tasse, vogliono tagli alla spesa pubblica e al tempo stesso pretendono servizi pubblici efficienti, a costo zero, ed assicurati da personale pubblico sollecito, onesto, integerrimo, incorruttibile, disposto a lavorare possibilmente gratis, e che si senta pure motivato ed incoraggiato a fare sempre meglio da cinque anni di campagne di insulti e delegittimazione.
Più che una Nazione, un asilo nido: c’è da stupirsi se siamo sempre sull’orlo della bancarotta?
Segreteria Allievi SNA
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La Segreteria dell'Associazione Dirigenti per l'innovazione – Allievi SNA è a disposizione per eventuali richieste di contatto all'indirizzo e-mail: posta@allievisspa.it.