Che cosa va cambiato nella dirigenza pubblica

Che cosa va cambiato nella dirigenza pubblica
Dopo l’aspro intervento di Stefano Biasoli, segretario generale di Confedir, e l’intervista a Giorgio Rembado, presidente della Federazione della Funzione Pubblica di CIDA, ecco la posizione di Alfredo Ferrante, dirigente pubblico e presidente dell’Associazione ex Allievi della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, sulle ultime offensive del premier Renzi…

Una ruspa butta giù quello che non serve più ma costruire sulle macerie richiede uno sforzo ingente, misure ragionevoli e fatti concreti.

Dopo l’aspro intervento di Stefano Biasoli, segretario generale di Confedir, e l’intervista a Giorgio Rembado, presidente della Federazione della Funzione Pubblica di CIDA, ecco la posizione di Alfredo Ferrante, dirigente pubblico presso il Ministero del Lavoro e presidente dell’Associazione ex Allievi della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, dopo le recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

CAMBIAMENTO A RISCHIO

“Renzi fa bene a porre la sfida del cambiamento. Quello che la nostra associazione critica è l’uso di certi toni perché il messaggio che passa può andare oltre le intenzioni di Renzi”, dice Ferrante in una conversazione con Formiche.net. “I termini utilizzati dal premier, ‘lotta violenta’,ruspa’, alimentano infatti nel pubblico un immaginario distorto e ingenerano rabbia tra le fasce della popolazione che non attraversano un periodo economicamente florido. Non serve creare fazioni nel Paese, è necessaria un’assunzione di responsabilità comune che sfugga al meccanismo del capro espiatorio”.

LA PRECARIZZAZIONE DELLA DIRIGENZA

L’aspetto più preoccupante delle linee programmatiche del governo è rappresentato, secondo Ferrante, dalla spinta alla precarizzazione della dirigenza: “Prevedere un tipo di rapporto con il dirigente a tempo determinato e la presenza di un albo della dirigenza aperto anche ad esterni mette a rischio la tutela dei diritti dei cittadini. In assenza di concorso e di fronte ad un dirigente precario si creerebbe inoltre un clima di sospetto tra i cittadini circa il probabile assoggettamento del dirigente al clima politico”.

GLI INTERVENTI NECESSARI NELLE P.A.

Per rendere più efficiente la macchina dello Stato Ferrante non nega l’esigenza di riforme, ma ragionevoli: “Non serve andare come un treno. Le pubbliche amministrazioni sono organismi complessi e cambiano rapidamente. Pertanto sono necessarie soluzioni ragionevoli. Occorre insistere sul cambiamento della dirigenza, ma è necessario fare un ragionamento più di sistema”.

Ferrante saluta con entusiasmo l’annunciato ritorno del “ruolo unico della dirigenza” da parte del ministro per la Semplificazione e la P.a., Marianna Madia: “Far circolare le competenze significa collocare le persone giuste al posto giusto ed impedire l’arroccarsi dei dirigenti con profili spesso inadeguati”.

Critico sui tagli agli stipendi, Ferrante invita però il governo a domare la giungla retributiva fuggendo dalle generalizzazioni.

Un paletto fondamentale che il presidente dell’Associazione ex Allievi della Scuola Nazionale dell’Amministrazione tiene a sottolineare è l’accesso alla dirigenza tramite il sistema di reclutamento e formazione dei dipendenti pubblici mediante concorso, l’unico meccanismo che premia il merito.

LA SFIDA DELLA TRASPARENZA

I cambiamenti imprescindibili nella pubblica amministrazione dovrebbero inoltre puntare, per Ferrante, alla creazione di un nuovo cittadino: “Il cittadino controllore dell’amministrazione che spreca deve essere sostituito da un individuo partecipe e propositore. La sfida si chiama allora “trasparenza”: rendere intellegibile i meccanismi e svelare cosa succede dentro la grande macchina dello Stato”.

PARTIRE DAI DATI

L’Associazione ex Allievi della Scuola Nazionale dell’Amministrazione è pronta alla discussione ma per farlo occorre partire dai dati, quelli veri: “L’Italia è l’unico stato in Europa dove i dipendenti pubblici siano diminuiti dal 2001, sono in percentuale molto più bassa che in Francia o in Inghilterra, i dipendenti pubblici fanno meno giorni di malattia ogni anno rispetto al privato, i loro stipendi sono fermi da anni, e sono sottoposti a controlli più che nel privato. Tutto questo – commenta Ferrante – nonostante circolino ogni giorno luoghi comuni, spesso falsi sulla loro condotta che la nostra associazione ha raccolto in dossier dal nome “Signora Mia”.

“Eliminiamo dunque le inefficienze ma investiamo anche in risorse umane e tecnologie per rendere la nostra amministrazione al passo con i tempi”, conclude Ferrante.

Fontehttp://www.formiche.net/2014/04/16/parla-ferrante/

 

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